Analisi

Tempesta in Calabria, Sardegna e Sicilia gennaio 2026: forte intensità che richiede molta attenzione

L’incrocio tra dati nazionali ed europei descrive un evento severo ma non oceanico, con impatti diretti limitati ma un fronte di rischio esteso che ha messo alla prova i modelli di risposta, coordinamento e preparedness.
Foto da FB

Il maltempo che ha colpito Calabria, Sardegna e Sicilia per oltre 72 ore consecutive, a partire dalle prime ore del 18 gennaio, ha raggiunto un’intensità particolarmente elevata, mettendo in evidenza alcune fragilità nella gestione del rischio e dell’emergenza su scala territoriale ampia.

La portata complessiva del fenomeno, al netto di sporadici danni rilevanti e del serio danneggiamento della linea ferroviaria Messina–Siracusa, è rimasta tutto sommato contenuta, anche grazie all’efficacia del sistema di allerta. A destare maggiore preoccupazione è stata l’estensione simultanea della tempesta, che ha coinvolto contemporaneamente tre regioni, oltre 400 comuni e numerose infrastrutture strategiche.

I NUMERI

I dati diffusi dalla Protezione Civile descrivono con precisione le dimensioni e l’estensione del fenomeno, evidenziandone l’intensità inusuale per il contesto mediterraneo.

Le piogge.

Sono stati rilevati valori superiori ai 500 mm in tutte e tre le regioni interessate. In particolare: in Calabria, nella provincia di Catanzaro, si è registrato un picco massimo di 569,9 mm in 72 ore nel Comune di San Sostene; in Sardegna, nella provincia dell’Ogliastra, a Gairo (stazione di Gairo – Genna Tuvara), sono stati raggiunti 556,2 mm in circa 80 ore; in Sicilia, nella provincia di Messina, nel Comune di Fondachelli–Fantina, il valore massimo rilevato è stato di 518,6 mm in 60 ore.
Oltre 400 mm di pioggia sono inoltre caduti in diverse stazioni pluviometriche delle province di Catania, Ogliastra, Vibo Valentia, Messina e Reggio Calabria.

Le onde. Secondo la Rete Ondametrica Nazionale (RON), le onde hanno raggiunto, tra il 20 e il 21 gennaio, altezze massime di quasi 10 m a Catania, in Sicilia; di 7,50 m a Capo Colonna, in provincia di Crotone in Calabria; e a Capo Boi, nella provincia di Cagliari in Sardegna di circa 4,50 m.

I venti.Durante la fase più intensa del maltempo hanno spirato venti di burrasca forte, con raffiche fino a tempesta violenta su Calabria, Sardegna e Sicilia. I venti medi hanno raggiunto intensità intorno ai 70 km/h, con frequenti raffiche superiori ai 100 km/h, provocando forti mareggiate lungo le coste esposte.

Questi dati descrivono con precisione la portata della tempesta mediterranea Harry, che ha messo a dura prova la capacità di risposta delle tre regioni, chiamate a gestire una situazione di emergenza simultanea ed estesa. L’analisi di contesto fornita da Copernicus Emergency Management Service stima in circa 965 ettari l’estensione massima dell’impatto su terraferma, distribuita in 13 aree di maggiore criticità. Si tratta di un dato che conferma la severità dell’evento, pur collocandolo nettamente al di fuori delle scale tipiche delle tempeste oceaniche. La criticità principale non risiede quindi nella natura “eccezionale” in senso assoluto del fenomeno, quanto nella sua capacità di estendere un’intensità elevata su un fronte territoriale molto ampio, con conseguenze concentrate soprattutto sulle infrastrutture e sulle strutture private lungo le coste.

COLPITE LE INFRASTRUTTURE.

La gestione dell’emergenza si è rivelata particolarmente complessa sul piano infrastrutturale, laddove la continuità dei servizi è venuta meno. Il danno più significativo ha riguardato la viabilità ferroviaria siciliana, con l’interruzione della linea Messina–Siracusa per il crollo della massicciata (vedi foto) a Itala Marina (ME). Trenitalia ha attivato servizi sostitutivi per garantire il trasporto dei passeggeri.

Problemi rilevanti si sono registrati anche nei collegamenti con le isole minori siciliane. In particolare, il porto di Scari a Stromboli ha subito gravi danneggiamenti, isolando temporaneamente parte dell’isola, priva di connessioni infrastrutturali alternative con l’approdo di Ginostra. Difficoltà sono state segnalate anche in Calabria e Sardegna, sebbene con conseguenze più contenute.

IN CAMPO L’ESERCITO OLTRE ALLA PROTEZIONE CIVILE

La portata dell’evento, soprattutto in relazione alle infrastrutture e alla capacità di risposta locale, è testimoniata dall’immediato impiego dell’Esercito Italiano a supporto delle operazioni di soccorso. In particolare, il 4° Reggimento Genio Guastatori è intervenuto nei comuni di Furci Siculo e Santa Teresa di Riva per il rapido ripristino della viabilità compromessa dalle forti mareggiate.

EMERGENZA LOCALE MA CAMPANELLO D’ALLARME.

Nel complesso, l’evento può essere classificato come un’emergenza di dimensione locale, che non ha richiesto l’attivazione di colonne mobili nazionali né di meccanismi comunitari. Tuttavia, ha rappresentato un caso eccezionale per l’estensione simultanea del fronte esposto a rischi elevati e non usuali.

Il sistema di allerta e monitoraggio ha funzionato in modo efficace, con 445 centri operativi comunali attivi tra Calabria, Sardegna e Sicilia, affiancati dai coordinamenti regionali e prefettizi, riducendo significativamente l’impatto sulla popolazione.

L’intensità e la persistenza di questo evento costituiscono però un chiaro campanello d’allarme: non tanto per una presunta “oceanicità” del Mediterraneo, quanto per la necessità di adattare modelli di intervento e preparedness a scenari in cui eventi mediterranei intensi si manifestano su scale territoriali sempre più ampie e con crescente violenza.